Lunedì 9 febbraio, in pieno "caso Eluana" ho messo sul questo blog un post con un articolo, a mio avviso molto convincente, di Angelo Panebianco su "Quel silenzioso terzo partito".Ora che le polemiche sulla legge sul testamento biologico sembra in dirittura di arrivo, credo che quella riflessione sia ancora più attuale.
Mi sto chiedendo: ma davvero è giusto fare una legge su questi temi?
Più ci penso e più sono convinto che normare un "campo" del genere sia un errore. La zona grigia di cui parla Panebianco, la sensibilità del singolo, l'attenzione della persona che ti ha amato, il confronto con il tuo medico, la spiritualità di chi è vicino... e ancora... la diversità di ogni singolo caso... insomma, credo che in questo caso legiferare non sia la soluzione migliore.
In due anni in cui sono stato in Parlamento una sola volta ho votato per disciplina di partito contro i miei convincimenti, ed è stato sull'indulto.
Se ora mi trovassi di nuovo a Montecitorio, penso che non voterei nessuna legge sul testamento biologico.

26 commenti:
... dovrebbe essere una legge giusta ed equa, in grado di affrontare questa "delicata" tematica a 360° gradi, in maniera del tutto obiettiva, imparziale, senza pregiudizi... ma nutro dei forti dubbi che potrà essere così... :-(
... P.S.: non potrei mai fare "il politico", votare o fare qualcosa che è contrario ai miei convincimenti solo perchè così vuole il partito... :-)
Sapevo che non mi avresti "deluso"!
... "fare un passo indietro" quando si percepisce il senso di ciò che ti stà davanti, quando si coglie la necessità di essere umili e rispettosi dei valori in gioco NON E' DEBOLEZZA! Qui c'è in gioco il senso che si vuol realmente dare alle libertà dell'individuo, anche al di là della Costituzione.
Se il nome del partito, del tuo partito, ha un senso .... allora è proprio il momento di dimostrarlo! Indipendentemente dai voti (...di una parte) dei cattolici, .... a cui nessuno vuole e deve imporre nulla, ...se non far capire che esistono altre religioni, altre realtà con cui devono imparare -finalmente, ... dopo secoli- a convivere serenamente!
.... si chiama TOLLERANZA! E' il fondamento della convivenza e di ogni democrazia: un "potere" ... può essere "grande" solo se la riconosce e la pratica con coscenza.
Spero tu abbia sempre la forza di "resistere" ad altre logiche e difendere il principio di TOLLERANZA, ... la "necessaria" laicità dello Stato.
Le parole sono belel Presidente, ma il senso è un po' ambiguo. Perchè la scelta derivi dalla sensbilità del singolo, l'attenzione di chi ama, il confronto col medico ci vuole comunque una legge molto articolata e con dei paletti evidenti, che lo dica. Forse Lei non ha preso in considerazione che siamo in Italia. Lasciar liberi gli italiani di scegliere ciò che vogliono porterebbe di sicuro a delle "storture" non da poco. Aggrapparsi alal giustizia, come ha fatto Beppino, a parte tempi incredibilmente lunghi, significherebbe una sconfitta per una società civile: giudici che alla fine di un percorso, dopo anni e anni sentenziano un laico diritto personale esistente da sempre. Kafkiano.
La legge non si farà a breve, perchè in verità non si tratta di una legge ma di una vendetta postuma di alcuni politici e credenti. Non credo, pragmaticamente, che in questioni come queste il potere religioso avrebbe la meglio. Il testamento biologico ci vuole Presidnete! Io ho il diritto di metter nero su bianco le mie volontà nel caso accadano certe cose. Volontà di morire, volontà di non voler essere curato oltre il lecito. Ci vuole si e che sia semplice. In caso contrario, fra un mese, un anno o chissà quando un altro caso "Eluana" dividerà l'Italia per chissà quanto tempo. Stavolta non sono d'accordo con Lei (sn d'accordo però sul fatto che non si debba votare, in questo campo, per disciplina di partito).
..... che venga prima l'individuo dello Stato lo dice già la Costituzione. I modi per fare testamento (biologico o non) ci sono già. Mancano, è vero, le condizioni per "dipanare" situazioni in cui il testamento "formale" non c'è o non vi è la ...parte "biologica": .... e non è poco! La nostra "storia legislativa" peraltro insegna che su grandi temi, per fare buone leggi, .. bisogna "scrivere poco".
Perloppiù principi ... ma allora torniamo alla Costituzione! Se proprio "deve esserci legge", .... sia, .. ma di principi: .....un tal tema meriterebbe dignità costituzionale! Esiste un'entità "etica parlamentare" indipendente, compartecipata tra tutti, in primis i cattolici, in grado di abozzarla, di prepararla, ...anche al di là dell'attuale "scontro religioso"??
nb) ..... complimenti per il traguardo delle 200.000 visite!!
Essere o non essere, questo è proprio il dilemma vero. L'attimo che sancisce che in questa terra non ci sarai più. Le leggi sono fatte per i vivi. Noi cerchiamo di armonizzare esigenze individuali e collettive per poter continuare a vivere. Ma di fronte alla morte ( degli altri ) i nostri ragionamenti hanno un limite preciso. Crediamo di avere le idee chiare ma quel filo è troppo sottile per poter vedere tutti i suoi intrecci. Una legge ( burocratica )in questo caso non ti rende più libero. Affida a un pezzo di carta notarile, a un fiduciario (!), ai famigliari, ai medici, ai tribunali, ad un ufficio, chissà domani, a un comitato, di timbrare il biglietto del tuo viaggio senza ritorno. E' la società che comunque si tutela e ti soverchia anche negli ultimi istanti della tua vita. E senza addentrarci in temi più filosofici, non banalizziamo la questione come uno scontro fra civiltà e barbarie, laici e cattolici, libertari e moralisti, nobiltà o miseria. Bella o brutta, dolce o amara la morte arriva sempre ultima e non ti fa mai ripartire. Un decreto dello Stato non può fartela amica.
... daccordo Bini, ... ma non si può neppure ammettere passivamente che il sig. Englaro o il dott. DeMonte (e molti altri collaboratori sanitari) vengano "leggitimamente" indagati -d'ufficio- sulla base di semplici esposti e delle sole norme esistenti,..... malgrado "regole" dettate dalla stessa Magistratura.
Questi signori ....sono vivi! Non possono essere dimenticati o "consegnati al libero arbitrio" di un GIP a sua volta alle prese con norme incerte!
Il mondo è fatto così: si privilegia il contro rispetto al pro perchè siamo in tanti e tutti diversi e dobbiamo difenderci. Tant'è vero che in democrazia usiamo le carte bollate al posto delle spade per chiedere la giustizia che vogliamo. Indagati Englaro e De Monte ma anche il ministro Sacconi. Non pare vero ma siamo sempre " l'un contro l'altro armati ". E allora chiediamo che cali su di noi la scure di una legge "giusta"? Ma è giusta una legge di principio? Il nero rappresenta il buio profondo, il bianco il bagliore accecante. A volte il grigio ci soccorre. A volte è un colore di pace. Zona, grigia, materia grigia, eminenza grigia. Sembra che il grigio richieda il meglio da noi. Soprattutto nelle crisi.
Ma non le sembra una contraddizione , prima così prodigarsi ed ora sfuggire ?
Se la legge, come dice qualcuno, non è necessaria perchè esiste, allora perchè tutto questa cruenta battaglia tra i pro e i contro? In realtà due cose sono state politicamente imputate a Englaro: che "non è sicura la volontà espressa da Eluana 20 anni fa" e che l'idratazione e il sondino per l'alimentazione non siano terapie ma un dar da mangiare agli affamati e dar da bere agli assetati. Tutto l'altro è un contorno di veleni di italiani che improvvisamente alzano la voce chiamandolo un omicidio. Una legge chiara, cortissima come dice qualcun altro, che introduca il testamento biologico e che indichi cosa sono "terapie" o normali attività di mantenimento, ci vuole. Io immagino per quanto tempo il Sig. Englaro e i suoi avvocati abbiano studiato a fondo ogni cosa per non uscire dalla legalità. Quindi tempo e elevate spese. Spesso mi chiedo: quanti di coloro che non possono permetterselo, se potessero farebbero la stessa cosa? Quella di Englaro è stata una battaglia di civiltà e bisogna ringraziarlo. Con una legge. In modo che gli avvoltoi non possano gridare e che nessuno speculi più sul dolore altrui. Che poi ognuno di noi, nelle stesse sue condizioni, avesse fatto la stessa cosa o meno, sarebbe ininfluente no?
Panebianco, se non ricordo male diceva: " va a finire che quando saranno maggioranza gli uni, si potrà morire in un modo, quando saranno gli altri, in un altro. Bel risultato". E' una visione di grande sfiducia nella politica ma anche realistica. Ma è anche vero che la maggioranza ha fatto slittare la discussione sulla legge sul testamento biologico. Che forse vuol dire che si va in cerca di fare una legge il più possibile condivisa. Comunque una legge, comunque più grigia.
Non condivido molto spesso le teorie del prof. Panebianco in quanto tende ad analizzare troppo i problemi ma, a mio parere, manca della successiva, indispensabile capacità di sintesi. Ci si trova quindi di fronte a concetti opinabili come quello di libertà attiva e passiva ed ad immagini inquietanti come quella delle "zona grigia" che lascia spazio ad ogni arbitrio.
Convengo invece sul fatto che la politicizzazione della morte, così come di altri eventi eticamente sensibili, sia inopportuna. Per questo sarebbe utile lasciare che le passioni politiche decantassero prima di discutere una legge.
A parte questo, la legge non è uno strumento che gli uomini hanno inventato, al massimo lo hanno tradotto in simboli: ci sono, ben più cogenti, le leggi di natura. In ogni caso non sono nate solo per ridurre l'arbitrio ma soprattutto per favorire la convivenza.
Allo stesso modo si può sostenere che le leggi non limitano la libertà dell'individuo ma servono solo a smorzare la conflittualità all'interno della società.
In altre parole, se l'omicidio è un reato, io sono comunque libero di uccidere, però la legge chiarisce la responsabilità che mi assumo con l'atto ai fini di un rapporto con i miei simili quanto più possibile condiviso.
In questo contesto la legge regola solo i rapporti tra i cittadini ma non ha ragione di imporre una condivisione d'idee.
Se un atto non danneggia gli altri ma è solo relativo alla sfera individuale e c'è una volontà espressa in tal senso, non c'è ragione per vietarlo. Qualora le leggi imponessero un comportamento diverso, sarebbero lesive della volontà dell'individuo. Questo è il prodromo del concetto di schiavitù.
Se si dubita, invece, del sistema con cui uno registra le sue volontà quando impossibilitato ad esprimerle di persona, allora è tutto un contesto che viene messo in discussione, non quello legislativo ma quello giudiziario.
Secondo me è giustissimo invece che una persona finchè è in tempo possa scegliere per quando non avrà più la possibilità di scelta e sarà ridotto ad un vegetale. Oltre alla questione etica che quella non è vita, si tratta di una condizione economica gente; mantenere un fantoccio costa a tutti noi e sostenere il contrario è ipocrita a mio avviso.
Una domanda sig. Tondo, come ha votato per l'indulto??? Era favorevole o contrario, dalla forma in cui l'ha scritto è burocraticamente incomprensibile; cosa significa convincimenti di partito e bla bla bla???
Gentile signora emma, non compredo come ella possa enfatizzare la possibilità che un'individuo possa decidere autonomamente di porre fine alla propria esistenza calpestando così il valore della vita in se, del resto se non comprendo male ella nega, da un lato la possibilità di accedere al libero arbitrio, dall'altro afferma che un singolo individuo possa liberamente decidere, qualora non danneggi alcuno, della propia esistenza.
E' propio per quest'ultimo aspetto e per questo suo ragionamente, la vita ne esce banalizzata e viene meno quello che é il fine primario delle nostre leggi che é la tutela della vita dell'individuo nelle sue varie forme.
Delle due l'una o ci dichiariamo totalmente per il libero arbitrio o democraticamente lo escludiamo in ogni caso, anche per coerenza di concetto.
... non c'è contraddizione, purchè per vita .. si intenda la vita piena e completa, le relazioni, le sensazioni, le emozioni, la possibilità di percepire, di essere, anche solo marginalmente, presenti, di sentirsi tra altri. La vita vegetale è ancora questo?
Solo le religioni si arrogano il diritto del sapere e, tra questo, anche del concetto della "vita in se".
Peccato che ce ne siano troppe ed ognuna abbia il "suo" concetto di "sacralità" della vita.
Lo scintoismo la considera un bene alienabile, Il buddismo uno stato transitorio e replicantesi, la stessa Chiesa cattolica solo un passaggio verso la vera Vita. Bisognerebbe sempre ricordare la parabola del vecchio con tre figli che ha promesso a ciascuno in eredità lo stesso anello.......
Le leggi tutelano la vita dell'individuo solo in un contesto sociale.
Un uomo solo, in un'isola deserta, non ha bisogno di leggi che tutelino la sua vita. Il valore stesso della sua vita è solo quello che lui stesso, in base ai propri condizionamenti, vuole o può dargli.
Se per libero arbitrio intendiamo la facoltà di valutare e operare secondo la propria volontà, il libero arbitrio può essere giustificato quando non è lesivo del libero arbitrio altrui, cioè non in un contesto sociale. Altrimenti diventa "arbitrio" nel senso di abuso, sopruso, illegalità.
Come scrivevo, su di un'isola deserta possiamo esercitarli appieno ambedue. ;o))))
שאול
@ Edmond,
... באנטורנאטו אדמונד!
Meno male che avevi problemi di emarginazione, .. di serie A ... di serie B!! Forse era solo questione di .... linguaggio!?
... bene, comunque di nuovo tra noi ... anche se in ebraico!
Com'è il mitico "sheol" visto dall'altra parte?
@dastramp
Mmmm... lo Sheol è stato sostituito con l'Aldilà nel Nuovo Testamento. E per fortuna.
La mia, a questo punto, "apparizione", è solo temporanea. A Montecristo si sta proprio bene. C'è il mare, il sole, il cielo e qualche gabbiano. Credo che ci resterò.
Il mio babbo diceva:
Diffida delle persone che non hanno timor di Dio.......
Esse alle volte credono!......di essere Dio......
Ad ogni buon conto credo che il problema non si ponga...nel senso che al mondo non siamo soli e non viviamo in un'isola deserta, e non possiamo dichiararci al di sopra delle leggi che ci siamo dati.
L'autodeterminazione tende a escludere le regole del vivere civile che si configurano nell'impianto legislativo.
Il concetto del "timor di Dio" suona strano in una religione che dovrebbe essere basata sull'amore.
E' vero, siamo tenuti a rispettare le leggi che ci siamo dati ma proprio ultimamente la Chiesa ha affermato che le leggi di Dio sono superiori a quelle degli uomini.
Questo è un po' "il" problema ........
Sig. dastramp, e non polemicamente, credo che le nostre leggi non consentano di considerare una persona, in qualsiasi stato esso sia " un vegetale".
Infatti il nostro popolo si é dato delle norme ed é proprio nella nostra Costituzione, che tutti enfatizzano ( a parole) che é tutelato in modo ampio il valore della vita della persona.
Nel caso indicato,la scienza non ci viene in aiuto, gli studiosi, (in questo sta la loro grandezza), umilmente ammettono, che poco o nulla sanno del livello di coscienza e delle sensazioni che prova una persona in quello stato,(parametri,tra l'altro che paiono diversi da caso a caso).
E' mia opinione, che nessuno dovrebbe prendersi la responsabilità di decidere sulla vita altrui, tantomeno in assenza di norme legislative di riferimento.
Per la gentile emma, esaustivamente e al solo scopo di darle maggiori informazioni ritengo che tutto parta da un'equivoco di fondo:
non dobbiamo confondere Dio, Chiesa , uomini di Dio, leggi degli uomini, leggi di Dio.
Vale la pena ricordare che Gusù Cristo ebbe a dire: date a Dio quel che é di Dio e date a Cesare quel che é di Cesare.
In soldoni significa: rispettate la legge dello stato e le mie leggi morali.
Conseguentemente......
Lo stato afferma: Se rubate vi punisco.
La chiesa afferma: Non rubate.
Lo stato afferma se uccidi ti punisco.
La chiesa afferma: non uccidere.
Lo stato afferma: Abortisci con le mie regole.
La chiesa afferma: Non dovresti abortire.
Come si può ben comprendere nulla e ribadisco nulla si può addebitare alla chiesa cattolica, che tiene un comportamento anche sotto l'aspetto prettamente legale perfettamente lecito.
Del resto, da parte mia, non ho mai sentito il Santo Padre indurre all'inosservanza delle leggi del nostro paese, anzi, tutt'altro; ciò che la chiesa indica ai suoi fedeli é appunto l'osservanza della legge morale della chiesa.
Ciò non toglie che alcuni uomini di chiesa possano esprimere dissenso rispetto alle posizioni ufficiali, del vaticano.
E' nota la contrarietà della chiesa nei confronti dell'aborto, essa richiama i fedeli al rispetto di quella che considera a tutti gli effetti una vita.
Cio nonostante, al di la' di un generico richiamo morale non impedisce di fatto a nessuno di praticarlo, noi cattolici siamo liberi di scegliere e rispondiamo solo alla nostra coscienza.
Emblematicamente ho indicato il caso specifico e sarei sorpreso del contrario.
Vorremmo forse negare alla chiesa cattolica una libertà di espressione, che le leggi consentono a tutti gli individui e a tutte le religioni?
Il giorno in cui il nostro parlamento farà una legge che disciplinerà alcuni aspetti della nostra vita,(che auspico al fine di evitare per quanto é possibile abusi e libero arbitrio) la chiesa cattolica in piena autonomia darà la sua indicazione morale ai fedeli.
Ogni cittadino Italiano sarà libero di accedere o meno ai protocolli previsti dalle nostre leggi in osservanza o meno delle indicazioni ecclesiastiche.
In conclusione, in Italia molti cattolici accedono all'istituto del divorzio, liberi loro di osservare o meno le indicazioni della chiesa.
Come vediamo non c'é conflitto fra stato,chiesa e individuo, ognuno é tutelato e non potrebbe essere che così.
Le polemiche nel merito sono pretestuose e strumentali.
Per quanto riguarda il "timor di Dio" esso si riferisce ad un Dio estremamente amorevole verso le sue creature, ma non per questo meno giusto e severo.
Come sempre chi non conosce a sufficienza un argomento facilmente va fuori tema.
Anche partendo da un caso particolare, per evitare incomprensioni ed inutili polemiche, occorre rifarsi a dei concetti generali. Non è quindi corretto ragionare in termini di Papa o di religione cattolica: soprattutto in Italia siamo troppo condizionati dagli insegnamenti ricevuti da bambini e da secoli di storia.
Porrei quindi il problema in altri termini: se un Iman affermasse che la legge di Allah è superiore alle leggi dello stato?
Dove comincerebbe la propaganda politica e dove finirebbe la libertà d'espressione quando si predicasse a favore della Jihad?
Applicare la Shari‘a o invitare i fedeli ad attenervisi, sarebbe un reato o solo espressione di libertà individuale?
Sarebbe costituzionale se un mussulmano contestasse ed agisse contro una sentenza passata in giudicato o invitasse altri a farlo, perché essa è contraria alla legge di Allah?
Questo, appunto, perché le leggi debbono consentire a tutti gli individui e a tutte le religioni la stessa libertà.
Il Dio giusto e severo, anzi, terribile e signore degli eserciti, fa parte dell'antico testamento. Si spera. In quello nuovo dovrebbe essere un po' meno severo, c'è il ravvedimento ed il perdono.
Sul problema che lei pone gentile emma siamo perfettamente sulla stessa lunghezza d'onda e non solo per quanto riguarda un Imam che predica la sciaria, ma anche su chiunque in nome di una religione predica odio e vendetta e disubbedienza alle leggi del nostro paese.
Noi per nostra fortuna viviamo in uno stato laico e rispondiamo alle nostre leggi, se un qualsivoglia rappresentante di una qualsiasi religione si permettesse di istigare alla violenza in onore e a difesa del suo credo contraddicendo alle norme del nostro ordinamento sarebbe punibile in base ad un articolo del codice penale nel quale si configura l'istigazione a delinquere.
Non bisogna confondere due realtà completamente diverse ed opposte nella concezione dello stato:
da un lato abbiamo gli stati Islamici che sono retti da teocrazie, nei quali il potere politico si identifica con quello religioso, dall'altro lato abbiamo gli stati laici, compreso il nostro, che sono contraddistinti dal potere laico indipendente da quello religioso e sovrano all'interno del suo stesso stato.
In quest'ultimo caso infatti, c'è uno stato religioso che é indipendente e autonomo nel suo ambito territoriale ed uno stato laico che é anch'esso indipendente ed autonomo ed i loro rapporti sono disciplinati dal diritto internazionale.
Giustamente duemila anni di storia giudaico cristiana non si possono disconoscere, quello che conta é che siamo liberi di credere e di osservare possibilmente i precetti e le indicazioni morali della chiesa cattolica, o, non lo siamo e allora ce ne freghiamo altamente.
E' importante non confondere i precetti morali dettati dalla chiesa cattolica con i principi che sono sanciti nelle nostre leggi.
Infine nessuno le vieta o le ordina di credere o meno in un supremo, se ne costruisca pure uno su misura, del resto in considerazione che sono si cattolico,ma nemmeno praticante, condivido le sue ultime parole.
Non definirei l'Italia uno stato laico: a parte ogni valutazione politica, i crocifissi nelle aule e l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole la squalificano in questo senso.
Ci sono comunque tre tipi di governo, quello teocartico, come alcuni (non tutti) gli stati a prevalente religione islamica, il Vaticano, il Tibet prima dell'invasione Cinese .... quello cesaropapista, come quello russo, cinese ed anglicano e come lo fu l'impero romano ... ed infine quelli veramente laici. Tra questi la Francia per tradizione ma quasi tutti i paesi con solide radici democratiche come quelli del Nord Europa. C'è un rapporto diretto tra livello di socializzazione, livello economico e fede.
Non ha senso, in ogni caso, costruirsi un Dio su misura, la religione infatti è soprattutto condivisione, socializzazione, comunicazione. Una persona sola può fondare una religione ma non la rappresenta.
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