venerdì, ottobre 31, 2008

Lunga intervista sul Piccolo

Oggi il Piccolo pubblica una mia lunga intervista. Ve la ripropongo come primo commento.
Approfitto per salutare il dott. Baraldi che proprio oggi conclude la sua esperienza alla direzione del quotidiano, per dedicarsi ad una nuova avventura professionale.
In bocca al lupo.

6 commenti:

Renzo Tondo ha detto...

sul Piccolo

LE DIVISIONI INTERNE

IL RITORNO A PALAZZO

IL PRIMO BILANCIO DEL GOVERNATORE

Tondo: Finanziaria, niente tagli Per le famiglie 22 milioni di euro

A SEI MESI DALLA VITTORIA ELETTORALE

Nei prossimi sei mesi dovrò ridurre al minimo la mia presenza sul territorio e dedicarmi a tempo pieno ai tanti dossier aperti

Molti del centrodestra non erano preparati a vincere, men che meno a governare. Ma nei momenti decisivi è prevalsa la compattezza

di ROBERTA GIANI

TRIESTE «Molti del centrodestra non erano preparati a vincere, figurarsi a governare». Sono già passati sei mesi da quando ha battuto l’imbattibile, Riccardo Illy, conquistando il 53,8% di voti e la rivincita della vita. Ma Renzo Tondo non dimentica. No, non dimentica d’averci creduto più di tutti, e lo ricorda chiaramente alla sua maggioranza talvolta troppo litigiosa. Subito dopo, però, il presidente della Regione guarda avanti. Al prossimo semestre. E annuncia che intende «ridurre al minimo la presenza sul territorio» in modo da dedicarsi full time ai tanti dossier aperti: il primo, il più scottante, si chiama Finanziaria 2009. Niente paura, però: «Non ci saranno tagli. E, in un momento di crisi mondiale, punteremo su investimenti e famiglie».
Presidente, si è appena chiuso il primo semestre della legislatura. Qual è il suo bilancio?
Sono molto soddisfatto. Non avrei ritenuto possibile ottenere quello che abbiamo ottenuto in così poco tempo.
E cioé?
In soli sei mesi abbiamo aperto tutti i «file» della campagna elettorale e, in molti casi, li abbiamo già chiusi. Abbiamo tolto il reddito di cittadinanza. Cancellato la legge sull’immigrazione. Riformato la legge urbanistica e, proprio in queste ore, riscritto quella sul commercio. Abbiamo ridotto drasticamente il debito e ottenuto una proroga non scontata per Insiel, mettendo in atto un’operazione virtuosa che ci permetterà di vendere un pezzo della società, mantenendo in mano regionale l’80%. Ancora, abbiamo diminuito la spesa pubblica con il taglio del 10% dei compensi dei dirigenti, la soppressione di direzione generale e direzione alla Comunicazione, l’abolizione di tutore dei minori e difensore civico. Non basta: abbiamo ottenuto, a differenza di chi ci ha preceduti, lo stato di emergenza e il commissariamento dell’A4, e siamo già agli espropri, con i decreti pubblicati da diverse settimane. Non mi sembra poco.
La critica più ricorrente, però, è quella di aver smantellato l’eredità illyana, senza costruire un’alternativa.
Non è così. Prendiamo, ad esempio, la legge urbanistica di Lodovico Sonego: era sbagliata tanto che anche i comuni di centrosinistra la criticavano. Così come era sbagliata la legge sul reddito di cittadinanza. Non abbiamo disfatto per disfare: abbiamo eliminato gli orpelli, tolto le leggi inutili o dannose, cancellato le figure costose e superflue e valorizzato le professionalità interne. Si veda, su tutti, il caso della Turismo Fvg dove abbiamo sostituito Josep Ejarque con Andrea Di Giovanni, un interno.
Ma qual è la vostra strategia per il futuro del Friuli Venezia Giulia? L’opposizione vi accusa di non averne alcuna.
Quando mi dicono che non ho una strategia, mentre Illy ce l’aveva, ricordo i Grandi del mondo riuniti a Pechino oppure a Parigi in un momento critico come questo: quale strategia univoca hanno? Premesso questo, ribadito che una buona amministrazione e un utilizzo oculato delle risorse sono fondamentali per sostenere le famiglie in difficoltà, sono convinto che l’apertura di un «grande cantiere del Friuli Venezia Giulia», attraverso le infrastrutture, sia fondamentale per rilanciare l’economia. Così come sono convinto che l’internazionalizzazione sia l’altra chiave di volta: Antonione ha ideato l’Euroregione, Illy ne ha creato i presupposti politici, io intendo riempirla di contenuti. Il compito più difficile. Su questo lavoreremo nei prossimi anni, sostenendo al contempo le imprese virtuose che osano rischiare, per far sì che il Friuli Venezia Giulia diventi piattaforma logistica per il Nordest e l’Europa.
Come giudica la sua giunta dopo i primi sei mesi?
La mia giunta lavora bene. Certo, ha bisogno di fare ancor più squadra perché gli assessori sono partiti in quarta, pieni di entusiasmo, e ciò ha talvolta posto in secondo piano le sinergie, ma sono complessivamente molto soddisfatto.
Come giudica la sua maggioranza che talvolta bisticcia? E il Pdl che, dalle nomine al commercio, si fa spesso prendere dai mali di pancia?
Già in campagna elettorale mi sono accorto che, mentre io ero convinto di vincere, molti erano convinti di perdere. E così, se non erano preparati a vincere, figurarsi se erano preparati a governare! Ma, al di là delle scollature che ci sono state, la maggioranza mi ha complessivamente dato un grande appoggio in questa fase: cito, come esempio, la compattezza e la coerenza sulle variazioni di bilancio. E ringrazio in particolare il capogruppo del Pdl, Daniele Galasso, una sorpresa per me davvero positiva.
C’è chi l’accusa di essere sotto ricatto della Lega.
Non è così. Sulle scelte strategiche abbiamo sempre portato avanti il programma elettorale. Certo, la Lega cavalca il suo momento brillante, mi pare ovvio, ma non ha mai creato problemi particolari. I suoi assessori vogliono fare tante cose, essere presenti dappertutto, farsi notare? Bene, la competizione è comunque positiva e gli eventuali eccessi di protagonismo sui mass media - ai quali sono per natura allergico - rientrano comunque nei giochi della politica.
Come sono i rapporti con l’opposizione?
Il confronto in aula è sempre stato corretto anche se spesso riscontro un eccesso di zelo nella difesa dei provvedimenti approvati nella passata legislatura. Mi pare di notare un certo sbandamento nelle file dell’opposizione: se molti del centrodestra non pensavano di vincere, quasi tutti quelli del centrosinistra non pensavano di perdere.
Quali le priorità dei prossimi sei mesi?
Nei primi sei mesi, come dicevo all’inizio, ho aperto molti «file» della campagna elettorale ma al contempo, a prezzo di un grande sforzo personale, ho mantenuto una fortissima presenza sul territorio, collezionando incontri su incontri, tanto che l’altro giorno mi hanno persino chiesto se ho un sosia. Nei prossimi sei mesi, necessariamente, ridurrò al minimo la mia presenza sul territorio e marcherò da vicino tutti i dossier.
Più dentro il palazzo che fuori, insomma.
Una scelta inevitabile. In questo modo potrò peraltro gestire in prima persona anche gli eventuali mal di pancia della mia maggioranza.
La Finanziaria 2009, ormai alle porte, è il prossimo banco di prova. Quali sono le linee guida dopo una manovra estiva interamente dedicata all’abbattimento del debito?
Stavolta, non ci concentreremo sul debito, non possiamo permettercelo: abbiamo già fatto una manovra virtuosa di abbattimento ma, in questo momento di crisi economica, dobbiamo destinare tutte le risorse possibili agli investimenti e alle famiglie, tanto che nella Finanziaria aumenteremo sensibilmente le risorse per quest’ultima voce.
A quanto ammonteranno?
Destineremo 22 milioni di euro al sostegno delle famiglie.
L’assessore alle Risorse finanziarie ha ipotizzato tagli alla spesa attorno al 4 per cento. Quali le voci a rischio?
In un primo momento abbiamo effettivamente temuto di dover effettuare tagli pesanti nel 2009 ma, posto che garantiremo tutti i trasferimenti necessari a sanità, welfare e autonomie locali, dovremmo riuscire a mantenere la spesa complessiva ai livelli della passata Finanziaria. Ed è già un fatto molto positivo: ci è stata d’aiuto, in tal senso, la manovra estiva sul debito.
Si aspetta un aiuto dalla Finanziaria nazionale?
Mi aspetto coerenza con quanto il governo ha fatto sinora. Dopo di che interverremo sui vari capitoli di investimento: sono stato al Cipe proprio l’altro giorno a trattare su risorse aggiuntive per le infrastrutture. E sono fiducioso.
La compartecipazione sulle pensioni, cavallo di battaglia illyano, vale all’incirca 200 milioni di euro all’anno. L’opposizione vi accusa di aver mollato il colpo e rinunciato a una conquista preziosa per le casse regionali.
Il centrosinistra ha sostenuto che i soldi c’erano mentre per noi c’era solo una dichiarazione di principio. Non esiste controprova anche se io sono convinto che, se oggi ci fosse Romano Prodi al posto di Silvio Berlusconi, i 200 milioni comunque non ci sarebbero. Detto questo, però, non abbiamo rinunciato alla compartecipazione sulle pensioni: cercheremo di ottenerla anche a fronte di nuove competenze.
Avete investito molto sul «pacchetto sicurezza», con 19 milioni di euro già stanziati, nonostante Roma abbia definito il Friuli Venezia Giulia un’oasi felice. Continuerete su questa strada?
Abbiamo fatto un investimento ingente e un buon lavoro, grazie all’assessore Federica Seganti, riuscendo a tamponare l’emergenza e colmare il vuoto ereditato dalla precedente amministrazione. Ma adesso stanzieremo risorse sicuramente inferiori. Vale il ragionamento sul debito: le attuali priorità sono le famiglie e lo sviluppo.
Dalla Caffaro a Coin, aumentano i punti di crisi occupazionale.
Temiamo, anche se ci auguriamo di no, che alcuni settori industriali in difficoltà ci presentino il conto a primavera. Ci preoccupano, ancor più delle grandi aziende, quelle piccole da 10, 20, 30 addetti che magari non fanno notizia, ma chiudono. Ed è per questo che riteniamo fondamentale uno sforzo poderoso in Finanziaria sulla famiglia e sugli investimenti.
Reddito minimo di cittadinanza: come lo sostituirete? E quando?
L’assessore Vladimir Kosic ci sta lavorando su, si può individuare un nuovo strumento, ma francamente non è una priorità. Lo strumento già c’è: basta destinare più risorse ai Comuni affinché aiutino chi ha più bisogno. E lo faremo già in Finanziaria.
Friulia holding rimane in mano al management nominato dal suo predecessore. Sino a quando?
Francamente mi interessa molto di più che la Friulia funzioni piuttosto che il suo organigramma. La mission data al consiglio d’amministrazione è quella di andare incontro alle aziende, senza aspettare che suonino il campanello, in modo da capire quali sono i veri elementi di crisi.
La rivolta della scuola è il tema del giorno. Come giudica il decreto Gelmini?
Sono perfettamente d’accordo con quello che ha scritto l’economista Francesco Giavazzi sul Corriere della sera. Mi preoccupa non la protesta degli studenti che vogliono cambiare la scuola quanto la strumentalizzazione e la saldatura con chi, la scuola, vuole conservarla così come è.
Non teme ripercussioni del decreto in Friuli Venezia Giulia?
Ne ho parlato con l’assessore Roberto Molinaro: non dovrebbero esserci problemi. Se dovessero presentarsi in sede applicativa, allora, interverremmo.
Le Università di Trieste e Udine chiedono alla Regione di farsi carico dei tagli statali. Lo farete?
Il mio messaggio ai due rettori è semplice: sediamoci a un tavolo, discutiamo degli eventuali problemi, e la Regione è pronta a fare la sua parte. A una condizione, però: le Università devono fare la prima mossa ed eliminare doppioni, spese inutili, corsi tripli o quadrupli.
L’assessore Alessia Rosolen, nonostante le resistenze friulane, insiste su una fondazione o comunque su una cabina di regia unica tra le Università del Friuli Venezia Giulia.
E fa bene perché a mio avviso è fondamentale che le Università, nella loro autonomia fuori discussione, lavorino in sinergia. Non mi pongo tanto il problema se la fondazione debba essere una o se invece ce ne debbano essere due, ma mi sento di rivolgere un consiglio ai due rettori, entrambi giovani, bravi e ambiziosi: attenzione a non cadere nelle trappole del localismo.
Le infrastrutture sono la grande sfida che ha deciso di giocare. Qual è il prossimo obiettivo che si pone come commissario dell’A4?
Il primo è quello di fare la gara d’appalto della Villesse-Gorizia nei prossimi mesi in modo da cantierare l’opera entro il 2009. Il secondo è quello di partire, subito dopo, con il primo tratto della terza corsia da Quarto d’Altino a San Donà.
Nel frattempo che misure adotterà per fronteggiare l’emergenza A4?
Il cantiere della terza corsia si aprirà a latere e quindi non prevedo grossissimi problemi aggiuntivi rispetto agli attuali, anche se qualche disfunzione sarà inevitabile, a fronte di un aumento costante del traffico. Ma Autovie sta già lavorando su varie ipotesi come il pedaggio più basso per il traffico notturno: ne discuteremo con il comitato scientifico che ho messo in piedi.
Ad affiancarla, ordinanza alla mano, anche due consulenti. Ci sarà il subcommissario mancato, Bortolo Mainardi?
I nomi sono già tutti decisi. E sì, ci avvarremo del contributo di Mainardi, professionista che stimo e conosco da anni.
La terza corsia si fermerà a Villesse: riaprirà la pratica e cercherà di allungarla sino a Trieste?
Non lo escludo ma, onestamente, non adesso. In questo momento abbiamo già troppa carne al fuoco.
Riccardo Riccardi è sia assessore alle Infrastrutture che subcommissario...
E io sono sia presidente che commissario.
Manterrete entrambi il doppio incarico?
Sì, anche perché lo facciamo gratis!
Trieste si è schierata contro la riforma del commercio. E i suoi consiglieri regionali, sino all’ultimo, hanno dato battaglia: perché non avete voluto concedere una deroga sulle aperture domenicali?
Abbiamo rispettato un impegno assunto in campagna elettorale senza mettere in discussione lo status turistico o il ruolo del capoluogo. Insisto: abbiamo condotto in porto un’operazione virtuosa che non solo non penalizza i cittadini, in quanto potranno sempre fare la spesa di domenica, ma offre persino ai centri commerciali la possibilità di ottimizzare costi e benefici in un momento in cui la capacità di spesa è quella che è. I consiglieri triestini, dopo una battaglia leale che ha consentito loro di portare a casa diversi risultati, l’hanno capito.
C’è voluto un suo intervento «pesante» in aula: il Pd ha parlato di un voto di fiducia mascherato.
Ho voluto ribadire, nella solennità dell’aula, che la legge sul commercio era uno degli impegni forti della campagna elettorale del centrodestra. E ho pertanto invitato tutta la maggioranza, e non solo i consiglieri triestini del Pdl, a ritirare gli emendamenti sulla questione delle aperture domenicali.
Ha minacciato di dimettersi, come ha fatto Illy in passato, nel caso in cui il suo invito fosse caduto nel vuoto?
Ho una concezione politica diversa da quella del mio predecessore, credo nel dialogo, nel confronto, nella mediazione. Ma, lo ripeto, la legge sul commercio era uno degli impegni forti che avevamo assunto.
È più facile o più difficile la seconda volta da presidente della Regione?
Stavolta, essendo stato eletto direttamente dai cittadini grazie a una legge giusta che il centrodestra ha erroneamente avversato in passato, sento molto di più il peso della responsabilità. Ma, avendo più potere seppur in contesto economico assai più pesante di sei anni fa, sento anche la possibilità di fare di più: una possibilità che intendo concretizzare pur ricercando, come sto facendo, la massima collaborazione con il consiglio regionale.
Tra quattro anni si ricandiderà?
Ho fatto il sindaco di Tolmezzo per cinque anni. A fine mandato ho messo la testa sotto l’acqua fredda e, a mente lucida, ho deciso di fare altre cose.
E quindi?
E quindi, vedremo...

Renzo Tondo ha detto...

A proposito di Università e dell'editoriale di Francesco Giavazzi

L' UNIVERSITA' E IL GOVERNO
LA FABBRICA DEI DOCENTI

La situazione nelle nostre università è paradossale. Studenti e professori protestano contro una riforma che non esiste; il ministro, preoccupato dalle proteste, non si decide a spiegare quel che intende fare per riformare l' università. L'unica certezza è che nei prossimi mesi si svolgeranno nuovi concorsi per 2.000 posti di ricercatore e 4.000 posti di professore ordinario e associato, ai quali seguiranno, entro breve, altri 1.000 posti di ricercatore. In tutto 7.000 posti, più del dieci per cento dei docenti oggi di ruolo. I 4.000 posti di professore saranno semplicemente promozioni di persone che sono dentro l' università. Le promozioni avverranno secondo le vecchie regole, cioè con concorsi finti. E' assolutamente inutile che un giovane ricercatore che consegue il dottorato a Chicago o a Heidelberg faccia domanda: di ciascun concorso già si conosce il vincitore. I 3.000 concorsi per ricercatore assicureranno un posto a vita ad altrettanti dottorandi che lamentano la loro condizione di precari. In tutte le università del mondo ad un certo punto si ottiene un posto a vita, ma ciò avviene solo dopo aver dimostrato ripetutamente di saper conseguire risultati nella ricerca. Qui invece si chiede la stabilizzazione per decreto senza neppure che sia necessario aver conseguito il dottorato. Il ministro ha ereditato questi concorsi dal suo predecessore e non pare aver la forza per cambiarli e assegnare i posti secondo criteri di merito piuttosto che di fedeltà. Gli studenti ignorano tutto ciò e sembrano non capire l' importanza di meccanismi di selezione rigorosi, in assenza dei quali le università che frequentano vendono favole. In quanto ai professori, buoni, buoni, zitti, zitti. Se questi concorsi andranno in porto ogni discussione sulla riforma dell' università sarà d' ora in poi vana: per dieci anni non ci sarà più posto per nessuno e ai nostri studenti migliori non rimarrà altra via che l' emigrazione. La legge finanziaria dispone un taglio ai fondi all' università che è significativo, ma non drammatico: in media il 3% l' anno (1,4 miliardi in 5 anni su una spesa complessiva di circa 10 miliardi l' anno). Si parte da tagli quasi nulli nel 2009, mentre poi le riduzioni diverranno via via crescenti per raggiungere la media del 3% nell' arco di un quinquennio. Il taglio non è terribile, anche considerando che la stessa Conferenza dei rettori ammette che in Italia la spesa per studente è più alta che in Francia e in Gran Bretagna. Comunque reperire risorse è sempre possibile: ad esempio, si potrebbero cancellare le regole sull' età di pensionamento approvate dal governo Prodi, ritornare alla legge Maroni e investire i denari così risparmiati nella ricerca e nell' università. Né mi parrebbe osceno far pagare tasse universitarie più elevate alle famiglie ricche e usare il ricavo in parte per compensare i tagli, in parte per finanziare borse di studio per i più poveri. Come spiega Roberto Perotti in un libro che chiunque si occupa dell' università dovrebbe leggere («L' università truccata», Einaudi, 2008) tasse uguali per tutti sono un modo per trasferire reddito dai poveri ai ricchi. I dati dell' indagine sulle famiglie della Banca d' Italia, citati da Perotti, mostrano che il 24% degli studenti universitari proviene dal 20% più ricco delle famiglie; solo l' 8% proviene dal 20% più povero. Nel Sud la disparità è ancora più ampia: 28% contro 4%. Il ministro Gelmini afferma che il suo modello è Barack Obama: forse il ministro non sa quanto costa a una famiglia americana mandare il figlio in una buona università. In una delle migliori, il Massachusetts Institute of Technology, la frequenza costa 50.100 dollari l' anno (40.000 euro), ma il 64% degli studenti che frequentano il primo livello di laurea riceve una borsa di studio.

Giavazzi Francesco

Silvio Bini ha detto...

Devo dire una cosa su questa intervista. Solitamente i giornalisti si inventano certe affermazioni o interpretano a modo loro le dichiarazioni degli intervistati. In questa intervista, la sensazione è che le domande permettono a Tondo di rispondere come gli va. Non è cosa da poco. Complimenti alla giornalista. Complimenti al Presidente soprattutto perchè non dimentica e lo dice. Non cerca vendette ma sa dove andare a parare. Sulla vicenda delle aperture domenicali ha fatto valere la sua forza morale. La sinistra ha protestato perchè ha fatto come Illy ( ??!! ) dimenticando che questi usava la sua forza aristocratica che gli aveva permesso di ingabbiare assessori e (neo consiglieri) nella sua corte personale.

Breve risposta ad Archipedro. Se ci sono anch'io fra coloro che lui reputa pro presidente e non si qualificano, dico che, come ho già detto, sono un semplice e regolare pensionato, che quando dico che su di me non c'è niente di particolare da segnalare è la pura realtà e che eventuali simpatie non dipendono sicuramente da ottime frequentazioni. Per questo cerco di essere più "filosofo" che pratico. Dov'è il peccato?

Marqualdo ha detto...

"cancellato le figure costose e superflue e valorizzato le professionalità interne. Si veda, su tutti, il caso della Turismo Fvg dove abbiamo sostituito Josep Ejarque con Andrea Di Giovanni, un interno."

Mah!!! A me sembra che Josep Ejarque era una figura di primo piano a livello europeo, uno che era stato direttore marketing dell'agenzia di promozione turistica di Barcelona e della Catalonia dove il turismo funziona benissimo. Per me come territorio, abbiamo perso una risorsa importante.

Poi, Presidente, mi cade in contraddizione. Valoriziamo le "risorse interne"... OK, nel turismo lo ha fatto ma invece come la mettiamo con l'A4? L'arch. Bortolo Mainardi? Ma gli architetti delle Autovie Venete (leggi "risorse interne") non sono forse all'altezza?

E quanto lo pagheremo il Mainardi? Spero non quello che lo pagavamo quando Lunardi era ministro...

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Grandi-opere-da-furbetti/1319450//1

Archipedro ha detto...
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Archipedro ha detto...
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